A San Marco dei Cavoti

A San Marco dei Cavoti
MUSICA, ARTE E CULTURA PER ARTISTI LITUANI NEL SANNIO
L’evento si è svolto presso il Modern – Museo della Pubblicità, accompagnato da un concerto e dalla presentazione di varie donazioni tra cui i fondi librari delle Edizioni Realtà Sannita e di tre illustri medici

In un suggestivo connubio di musica, pittura e cultura si è svolto il vernissage della quinta edizione di Artist’s Revolution – international artist’s plein air and exhibition, evento d’arte estemporanea tenutosi dal 10 al 14 giugno a San Marco dei Cavoti a cura di TopARTurismo e concluso con l’esposizione delle opere di un gruppo di pittori lituani ed europei coordinati da Dalia Šemeškienė.
La manifestazione – con l’intermezzo di brani musicali al pianoforte e violino a cura del M° Maria Cristina Costanzo con giovani e promettenti musicisti locali – si è aperta con i saluti istituzionali del sindaco di San Marco Gianni Rossi e del consigliere comunale Alessandro Valente che ha promosso l’evento, nonché dell’assessore Massimo Di Tocco di Fragneto Monforte comune partner dell’iniziativa, mentre l’apprezzatissimo artista buonalberghese M° Giuseppe Leone ha illustrato i sei dipinti eseguiti, dal vivo, durante i tre giorni di permanenza degli artisti nel centro fortorino.
Coordinati dal giornalista Marco Borrillo sono intervenuti anche il Direttore di Realtà Sannita Giovanni Fuccio e il giornalista ed ex provveditore Mario Pedicini, mentre tra i presenti c’erano, tra gli altri, l’onorevole Roberto Costanzo, il sindaco di Molinara Giuseppe Addabbo, Angelo Finella in rappresentanza del Rotary Club e Ferdinando Jelardi del Fai Giovani di Benevento, nonché la signora Mara Loiacono e il dottor Maurizio Vessa, rispettivamente moglie e nipote dei medici Maurizio Giudicepietro di Napoli e Giacomino Vessa di Salerno, i cui fondi librari, assieme a quello del medico napoletano Vincenzo Parziale, sono stati donati per la costituzione di una Biblioteca di Medicina all’interno del Modern-Museo della Pubblicità, ente che ha ospitato la manifestazione presso il Palazzo Jelardi in Piazza Risorgimento e al cui direttore Andrea Jelardi abbiamo rivolto alcune domande.
– Con questa mostra d’arte il Museo Modern conferma la sua vocazione di centro culturale polivalente anche con alcune novità presentate nel corso dell’evento. Può illustrarcene nel dettaglio?
– Ho aderito con entusiasmo alla richiesta di ospitare questa mostra di artisti lituani poiché il Modern – acronimo di Museo Osservatorio Didattico e di Ricerca sul Novecento – nasce proprio come spazio dedicato ad ogni genere di evento culturale; appunto per questo, infatti, abbiamo voluto accompagnare la manifestazione artistica con un concerto e con la presentazione al pubblico delle nuove acquisizioni librarie, a cominciare dalle tre biblioteche di altrettanti medici i cui eredi hanno scelto il Modern come sede ideale e qualificata per la loro conservazione e la pubblica consultazione in una sala dedicata, così come pure ha inteso fare – donando una copia di tutti i volumi pubblicati fino ad oggi dalle Edizioni Realtà Sannita – il professor Giovanni Fuccio, editore nonché direttore del nostro giornale ed al quale devo gran parte della mia ormai ultraventennale attività giornalistica.
Oltre i libri, tuttavia, abbiamo ricevuto, nel corso di questo primo anno e mezzo di attività, numerosi oggetti tra cui un corpetto ottocentesco elegantemente ricamato donato dalla signora Rita Tassella Pedicini, una fontana in legno realizzata dal compianto concittadino Angelo Cocca Cetola consegnataci dalla moglie e dalle figlie con un gesto commovente e carico di affetto, ed ancora una raccolta tematica di quotidiani che riportano notizie di rilevo per la storia d’Italia dono del magistrato Domenico Zuppa, un grande quadro affidatoci dal Fai di Benevento dopo il recupero in un deposito dell’ex Caserma Guidoni, nonché tante altre testimonianze di epoche passate donateci da coloro i cui nomi sono negli albi d’onore annuali esposti all’ingresso.
Per concludere non posso non citare gli arredi di un’antica barberia sammarchese, donati dagli eredi del barbiere e postino Cav. Casimiro Cuomo, la lanterna magica del primo cinema del paese e dell’antico gasometro offerti dal Cav. Armando Petronzo, scomparso novantottenne un anno fa e figlio di colui che ne fu gestore, e infine il pianoforte a coda Kaps del 1893 e i circa seicento antichi spartiti musicali, affidatoci dell’architetto Luisa Cennamo Sensale, assieme ad altri mobili e quadri, e che hanno consentito di dotare il Museo anche della prestigiosa Sala della Musica “Luigi Meomartini-Ebe De Paulis”..
– Il Museo Modern, insomma, è una realtà in crescita. Lo è anche l’annesso Museo della Pubblicità?
Il Museo della Pubblicità comprende oggetti, imballaggi, manifesti e gadget d’ogni genere legati appunto alla pubblicità dalla fine dell’Ottocento ad oggi, ed è per questo il primo e finora unico in Italia. Al momento dell’inaugurazione contava circa 600 esemplari, mentre ad oggi ve ne sono ben 800, peraltro recentemente esposti in un nuovo allestimento e in sette grandi vetrine illuminate che consentono ai visitatori di ammirarli al meglio.
– Cosa può dirci riguardo l’organizzazione e la gestione del Museo?
Il Museo è aperto a tutti, gratuitamente. Funziona e si arricchisce anche grazie alla spontanea offerta dei visitatori e all’impegno della locale Associazione Noi del 63 e dintorni la cui presidente Luisa Taiani, con indicibili sforzi non soltanto fisici, mentali ed organizzativi, cura ogni aspetto connesso alla manutenzione e alla gestione sia sostituendo me in innumerevoli circostanze, e sia assumendosi compiti e responsabilità non di sua competenza, ma svolgendoli sempre con slancio, entusiasmo e generosità.
– Tanto impegno e considerevoli sforzi che riteniamo siano stati ampiamente premiati…
– Si, ma purtroppo non del tutto. Come infatti spesso purtroppo accade nei nostri paesi – che pure avrebbero tante risorse da valorizzare e incoraggiare – non sono mancate critiche e giudizi negativi, paradossalmente da parte di chi mai ha visitato il museo e ovviamente senza conoscerne i contenuti, la storia e le finalità, limitandosi quindi a pregiudizievoli e non imparziali opinioni e preferendo perciò ignorarlo, se non addirittura ostacolarlo in alcuni casi e boicottarlo in altri. Io tuttavia spero davvero che questo recente evento renda chiara l’idea di un museo come spazio sempre aperto a tutti, al di là dei personalismi, dei pregiudizi e peggio ancora della politica. Un museo concepito dunque non soltanto come un bel contenitore ma soprattutto quale luogo ricco di contenuti che sono parte fondante della nostra storia, così come del resto ha giustamente evidenziato nel suo intervento il professor Giuseppe Leone il quale nel palazzo Angelini di Buonalbergo ha peraltro creato di recente un analogo e prestigioso centro artistico e culturale e con cui presto collaboreremo.
Al di là delle difficoltà e degli ostacoli, tanto impegno viene comunque ogni giorno ricompensato da tanti, tantissimi gesti di affetto e di fattiva collaborazione, nonché da sempre appaganti gratificazioni a cominciare dalla prestigiosissima affiliazione concessa dal Fai e a finire con la recente notizia che un giovanissimo studente del nord Italia ha dedicato la sua tesina per l’esame di licenza media al Museo della Pubblicità dopo essere venuto a conoscenza della sua esistenza navigando in internet. 
– Per concludere può tracciare un bilancio di questa mostra d’arte?
– Un bilancio senza dubbio positivo e rafforzato anzitutto dall’entusiastico giudizio della curatrice Dalia Šemeškienė che, facendosi interprete del pensiero dei suoi artisti, ha già predisposto il ritorno a San Marco nel prossimo mese di luglio per una nuova esposizione di ben cinquanta opere. Questa mostra, intanto, lascia un segno tangibile e duraturo poiché gli artisti hanno voluto far dono al Museo dei loro quadri dedicati a San Marco e che resteranno concreta testimonianza di grande valore artistico, culturale ed etnografico.

VALERIO MASSIMO MILETTI